Cuenca / Lauro

Regenland – Elogio del buio (2020)

Luigi De Frenza - Regenland

Un solo di e con Elisabetta Lauro
con la collaborazione artistica di Cèsar Augusto Cuenca Torres
supporto drammaturgico di Gennaro Lauro
assistenza tecnica di Gaetano Corriere
produzione Cuenca/Lauro
coproduzione Sosta Palmizi
Con il sostegno di Associazione Invito alla Danza
Selezionato per il progetto FabricAltra/Rigenerazione degli spazi industriali- Schio
foto di Luigi De Frenza
Durata: 45 min. circa – in via di definizione

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“Secondo degli studi della Nasa l’inquinamento di luce artificiale sulla terra cresce del due percento ogni anno, il nostro pianeta è sempre più luminoso e rischiamo che la luce spenga la notte.”

Viviamo in un mondo costantemente illuminato, i nostri sono volti senza ombre e giorno dopo giorno, ora dopo ora, sfiliamo sulla scia di led e display sfuggendo alla tanto temuta oscurità. Brillanti, radiosi e luminosi siamo i presunti figli della luce, gli amanti del 24h su 24h, il trionfo del Sol Invictus e del predominio dell’uomo sulla natura. Ma siamo anche la generazione che brancola nell’oscurità, un vero paradosso del nostro mondo contemporaneo. Che fine ha fatto quindi il buio? Lo abbiamo relegato nella nostra lunga lista di cose da evitare. È diventato sinonimo di pericolo, di smarrimento e tristezza, ed è stato sacrificato in nome della molto più estroversa e iperattiva luminosità. Poco importa se è nel buio che è possibile notare una stella, se è dal buio che è esploso il nostro universo e se è proprio nel buio che l’uomo ha la possibilità di tornare a se stesso. Il buio intimorisce, non produce ed è pertanto trascurabile. Eppure nonostante lo temiamo per via della nostra atavica paura dei misteri e della morte, il buio è la chiave della nostra sopravvivenza. Esso raccoglie, discerne, consiglia, riposa, unisce e riunisce, è il buio delle veglie e dei racconti, dei ricordi e dei fantasmi; è il momento in cui l’anima parla finalmente all’uomo e gli rivela il peso delle cose dette e fatte, e delle cose non dette e non fatte. Nel buio i rimorsi si abbracciano ai rimpianti, le azioni ci chiedono giustizia e siamo chiamati a tirare le somme; ciò che deve restare resta e ciò che deve andare va. Che sia esso a fine giornata, nelle tappe della nostra vita o nei momenti della gran- de storia, il buio è il punto focale della nostra evoluzione ed è il momento di trasformazione nel perenne ciclo naturale di morte e rinascita.

INTENTO DELL’ARTISTA

Con Regenland, che potrebbe essere tradotto dal tedesco come paese della pioggia, provo a dare un nome all’immaginario interiore nel quale si sviluppa questo percorso. Toni plumbei e zone di penombra caratterizzano questo sfondo emotivo, che nulla ha però di malinconico, triste o nostalgico, ma indica più che altro il desiderio di voler eludere il bagliore delle cose per volgere lo sguardo altrove, lì dove la luce non penetra così facilmente. Lo potrei paragonare a un rito di esfoliazione: levare via i miei strati luminosi accumulati nel tempo per cercare un confronto con l’oscurità, guidata dal presentimento che solo una volta che il visibile è svanito, l’invisibile può rivelarsi. Attraverso questo processo intendo celebrare il caos, affrontare le piccole morti e, addentrandomi nelle crepe del mio essere, scendere nel punto più buio dove sorge la luce.

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Un solo di e con Elisabetta Lauro
con la collaborazione artistica di Cèsar Augusto Cuenca Torres
il supporto drammaturgico di Gennaro Lauro
l’assistenza tecnica di Gaetano Corriere
produzione Cuenca/Lauro
coproduzione Sosta Palmizi
Con il sostegno di Associazione Invito alla Danza
Selezionato per il progetto FabricAltra/Rigenerazione degli spazi industriali- Schio
foto di Luigi De Frenza
Durata: 45 min. circa – in via di definizione

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