Cuenca / Lauro

Regenland – Elogio del buio (2021)

Luigi De Frenza - Regenland

Un solo di e con Elisabetta Lauro
con la collaborazione artistica di Cèsar Augusto Cuenca Torres
supporto drammaturgico di Gennaro Lauro
disegno spazio e luci  Elisabetta Lauro, Gaetano Corriere
assistenza tecnica di Gaetano Corriere
testi Elisabetta Lauro, Kae Tempest
produzione Cuenca/Lauro
coproduzione Sosta Palmizi
Con il sostegno di Associazione Invito alla Danza
Selezionato per il progetto FabricAltra/Rigenerazione degli spazi industriali- Schio
foto di Luigi De Frenza, Elisa Nocentini
Durata: 45 min

RICERCA

“Secondo degli studi della Nasa l’inquinamento di luce artificiale sulla terra cresce del due percento ogni anno, il nostro pianeta è sempre più luminoso e rischiamo che la luce spenga la notte.”

Viviamo in un mondo costantemente illuminato, i nostri sono volti senza ombre e giorno dopo giorno, ora dopo ora, sfiliamo sulla scia di led e display sfuggendo alla tanto temuta oscurità. Brillanti, radiosi e luminosi siamo i presunti figli della luce, gli amanti del 24h su 24h, il trionfo del Sol Invictus e del predominio dell’uomo sulla natura. Ma siamo anche la generazione che brancola nell’oscurità, un vero paradosso del nostro mondo contemporaneo. Che fine ha fatto quindi il buio? Lo abbiamo relegato nella nostra lunga lista di cose da evitare. È diventato sinonimo di pericolo, di smarrimento e tristezza, ed è stato sacrificato in nome della molto più estroversa e iperattiva luminosità. Poco importa se è nel buio che è possibile notare una stella, se è dal buio che è esploso il nostro universo e se è proprio nel buio che l’uomo ha la possibilità di tornare a sé stesso. Il buio intimorisce, non produce ed è pertanto trascurabile. Eppure, nonostante lo temiamo per via della nostra atavica paura dei misteri e della morte, il buio è la chiave della nostra sopravvivenza. Esso raccoglie, discerne, consiglia, riposa, unisce e riunisce, è il buio delle veglie e dei racconti, dei ricordi e dei fantasmi; è il momento in cui l’anima parla finalmente all’uomo e gli rivela il peso delle cose dette e fatte, e delle cose non dette e non fatte. Nel buio i rimorsi si abbracciano ai rimpianti, le azioni ci chiedono giustizia e siamo chiamati a tirare le somme; ciò che deve restare resta e ciò che deve andare va. Che sia esso a fine giornata, nelle tappe della nostra vita o nei momenti della grande storia, il buio è il punto focale della nostra evoluzione ed è il momento di trasformazione nel perenne ciclo naturale di morte e rinascita.

Stop craving,
hold your own

+

INTENTO DELL’ARTISTA

Con Regenland, che potrebbe essere tradotto dal tedesco come paese della pioggia, provo a dare un nome all’immaginario interiore nel quale si sviluppa questo percorso. Toni plumbei e zone di penombra caratterizzano questo sfondo emotivo, che nulla ha però di malinconico, triste o nostalgico, ma indica più che altro il desiderio di voler eludere il bagliore delle cose per volgere lo sguardo altrove, lì dove la luce non penetra così facilmente. Lo potrei paragonare a un rito di esfoliazione: levare via i miei strati luminosi accumulati nel tempo per cercare un confronto con l’oscurità, guidata dal presentimento che solo una volta che il visibile è svanito, l’invisibile può rivelarsi. Attraverso questo processo intendo celebrare il caos, affrontare le piccole morti e, addentrandomi nelle crepe del mio essere, scendere nel punto più buio dove sorge la luce.

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Trailer

 

HOLD YOUR OWN by KAE TEMPEST

But
when time pulls lives apart
hold your own.

When everything is fluid, nothing can be known with any certainty,
hold your own.

Hold it till you feel it there
as dark and dense and wet as earth,
as vast and bright and sweet as air.

When all there is
Is knowing that you feel what you are feeling,
hold your own.

Ask your hands to know the things they hold.
I know the days are reeling past in such squealing blasts
but stop for breath and you will know it’s yours,
swaying like an open door
when storms are coming,
hold.

Time is an onslaught,
love is a mission,
we work for vocation until in remission,
we wish we’d had patience and given more time to our children.

Feel each decision that you make.
Make it, hold it.
Hold your own.

Hold your lovers,
hold their hands,
hold their breasts in your hands like your hands were their bras,
hold their face in your palms like a prayer,
hold them all night, feel them hold back,
don’t hold back,
hold your own.

Every pain,
every grievance,
every stab of shame,
every day spent with a demon in your brain giving chase,
hold it.

Know the wolves that hunt you,
in time, they will be the dogs that bring your slippers.
Love them right and you will feel them kiss you when they come to bite
hot snouts digging out your cuddles with their bloody muzzles.
Hold.

Nothing you can buy will ever make you more whole.

This whole thing thrives on us feeling always incomplete
and it is why we will search for happiness in whatever thing it is we crave in the moment
and it is why we can never really find it there.
It is why you will sit there with the lover that you fought for,
in the car you sweated years to buy
wearing the ring you dreamed of all your life
and some part of you will still be unsure that this is what you really want.

Stop craving,
hold your own.

But if you are satisfied with where you are at, with who you are,
you won’t need to buy new make-up or new outfits or new pots and pans
to cook new exciting recipes
for new exciting people
to make yourself feel like the new exciting person you think you’re supposed to be.

Happiness- the brand-is not happiness.
We are smarter than they think we are.
They take us all for idiots
but that’s their problem,
when we behave like idiots
it becomes our problem.

So, hold your own,
breathe deep on a freezing beach,
taste the salt of friendship,
notice the movement of a stranger.

Hold your own
and let it be
catching.

HOLD YOUR OWN di KAE TEMPEST

Ma
quando il tempo separa le vite
tieni stretto quel che sei.

Quando ogni cosa è fluida, nulla si può sapere con certezza,
tu tieni stretto quel che sei.

Tienilo fino a sentirlo
scuro e denso e umido come la terra,
vasto e luminoso e dolce come l’aria.

Quando tutto ciò che c’è
è sapere che senti ciò che tu stai sentendo,
tieni stretto quel che sei.

Chiedi alle tue mani di sapere quel che tengono.
Lo so che i giorni passano barcollando tra suoni squillanti
ma tu fermati a riprendere fiato e saprai che è il tuo,
dondolando come una porta aperta
quando le tempeste sono lì che arrivano
tu tieni.

Il tempo è un assalto,
l’amore è una missione,
noi lavoriamo per vocazione fino a che, in remissione,
vorremmo aver avuto pazienza e dedicato più tempo ai nostri bambini.

Senti ogni decisione che prendi.
Prendila, tienila,
tieni stretto quel che sei.

Tieni le tue amanti,
tieni loro le mani,
tieni i loro seni tra le tue mani come se le tue mani ne fossero reggiseno,
tieni i loro volti tra i tuoi palmi come una preghiera.
Tienile tutta la notte,
senti loro tenere te,
non tirarti indietro,
tieni stretto quel che sei.

Ogni dolore,
ogni rancore,
ogni fitta di vergogna,
ogni giorno passato con un demone lì nel cervello
a darti la caccia,
tu tieni.

Impara a conoscere i lupi che ti braccano,
col tempo diventeranno i cani che ti portano le pantofole.
Amali nel modo giusto e li sentirai baciarti quando vengono per morderti,
musi caldi che stanano le tue coccole con bocche insanguinate.
Tieni.

Nulla di quel che puoi comprare ti renderà mai più completa.

Tutto questo prospera su di noi che ci sentiamo sempre incompiute
ed è per questo che cercheremo la felicità in qualsiasi cosa desideriamo in quel momento
ed è per questo che non la troveremo mai.
E per questo che ti siederai con l’amante per cui hai lottato
nell’auto che hai sudato anni per comprare
portando l’anello che hai sognato per tutta la vita
e ancora una parte di te non sarà certa che sia davvero questo ciò che vuoi.

Smettila di agognare,
tieni stretto quel che sei.

Ma se sei soddisfatta di dove ti trovi, di chi sei,
non avrai bisogno di comprare nuovi trucchi o nuovi vestiti o nuove pentole e padelle,
per cucinare nuove stuzzicanti ricette
per nuove stimolanti persone,
per sentirti la nuova interessantissima persona che credi di dover essere.

La felicità – il marchio – non è felicità.
Siamo più intelligenti di quel che pensano.
Ci prendono tutti per idioti
ma questo è un problema loro,
quando siamo noi a comportarci da idioti
diventa un problema nostro.

Allora, tieni stretto quel che sei,
respira a fondo su una spiaggia gelida,
assapora il sale dell’amicizia,
fai caso al movimento di uno sconosciuto.

Tieni stretto quel che sei
e lascia che sia
contagioso.

Un solo di e con Elisabetta Lauro
con la collaborazione artistica di Cèsar Augusto Cuenca Torres
supporto drammaturgico di Gennaro Lauro
disegno spazio e luci Elisabetta Lauro, Gaetano Corriere
assistenza tecnica di Gaetano Corriere
testi Elisabetta Lauro, Kae Tempest
produzione Cuenca/Lauro
coproduzione Sosta Palmizi
Con il sostegno di Associazione Invito alla Danza
Selezionato per il progetto FabricAltra/Rigenerazione degli spazi industriali- Schio
foto di Luigi De Frenza, Elisa Nocentini
Durata: 45 min

Press

> Ci vorrebbe un blackout. Conversazione con Elisabetta Lauro – Gagarin Magazine, Michele Pascarella

> Nessun amico al tramonto – Il Pickwick, Enrico Pastore

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