Gli scordàti (2001)

ideazione e direzione artistica di Giorgio Rossi
movimenti e interpretazione Vasco Mirandola‚ Rebecca Murgi‚ Aline Nari‚ Ivana Petito‚
Giorgio Rossi‚ Domenico Santonicola

testi a cura di Vasco Mirandola
musiche di Giovanni Venosta
scene e disegno luci Michelangelo Campanale
costumi Beatrice Giannini
fonica e montagio audio Luca Ravaioli
foto Paolo Pisanelli

produzione Associazione Sosta Palmizi
co–produzione Teatro Comunale di Castiglion Fiorentino (AR)
in collaborazione con Festival Oriente Occidente (Rovereto)‚ Teatro Comunale di Ferrara

C’è chi sostiene che gli scordàti sono una razza a parte‚
fuori posto‚
forse anche fuori tempo
vivono negli intervalli tra le parole
sull’orlo di un pensiero
si nutrono di spazi e geometrie impossibili
se gli dai una musica la pettinano
sono come promesse
come bagliori di promesse
promettono mondi
sono come persone.
Si sa che ci sono e che certe volte si incontrano‚ ma quello che può succedere nessuno con sicurezza lo sa‚ se ad esempio ci sarà da piangere o si dovrà ridere‚ ci sono solo supposizioni‚ è qualcosa di leggerissimo‚ lo dici ed è già sparito.

…venghino ‚ venghino Signori…
…tra pochi istanti entrerete in un luogo senza tempo e senza forma‚
un posto dove si appoggia la luce senza una ragione.
Per caso assisterete al miracolo dell’apparire‚
entrerete nel mistero del battito di un’ala e con un salto arriverete al solido delle cose…

Forse non ci resta che ricevere il mondo‚ il mondo tutto‚ ricevere‚ senza domande‚ solo ricevere negli occhi il mondo‚ lasciarlo scivolare dentro‚ sopra‚ sotto e intorno‚ fino a diventare vestito‚ ombra‚ meraviglia di luce e di palmi‚ musica del tocco e del fiato‚ odore di altezze‚ polvere e scintille…
qualcuno ha detto che è uno stato somigliantissimo al sogno.
All’inizio si parlava di ombre e di luce‚ di come inciampano i pensieri‚ si parlava di come contenere le cose del mondo‚ il passato il presente e il futuro‚ e della difficoltà di afferrare e affermare una condizione‚ uno stato d’animo.
Un primo passo da fare poteva essere scegliere le persone giuste per questo viaggio‚ persone con temperature‚ qualità‚ visioni vicine‚ interpreti ma anche autori‚ persone mutevoli‚ con colori diversi‚ che arrivino dalla danza‚ dal teatro‚ dalla poesia‚ dal suono‚ dal segno‚ per inventare una zona di confine.
Ci siamo scelti‚ ci siamo messi in sala‚ abbiamo individuato dei territori da esplorare e attraverso improvvisazioni‚ ognuno ha lasciato uscire‚ si è lasciato attraversare. Mano a mano si sentivano odori‚ si intuivano paesaggi‚ si creavano alchimie‚ ombre e luci‚ ognuno portava una parte di se‚ triste‚ poetica‚ allegra‚ nostalgica‚ forza e debolezza‚ coraggio e disperazione. Si intuiva un quadro di umanità persa e confusa‚ fuori posto‚ ma il posto giusto qual è ? Forse anche il posto poteva essere ‚ improbabile‚ non convenzionale‚ anche non definito…un circo‚ una soffitta‚ un magazzino‚ una sala d’attesa‚ una sala da ballo‚ un varietà d’altri tempi‚ un varietà senza tempo. O forse anche tutte queste cose e in più un teatro che le contiene‚ fatto di corde‚ polvere e persone‚ persone che vendono sogni‚ che riflettono il mondo‚ il mondo tutto…

Sì‚ forse così ci avviciniamo.