Bruno (2013/2014)

ideazione e concetto per la produzione compagnia dimitri/canessa
regia e interpretazione Federico Dimitri, Elisa Canessa

assistenza artistica Giorgio Rossi, Emanuel Rosenberg
disegno luci Marco Oliani
assistenza musicale Antonio Ghezzani
coproduzione Associazione Sosta Palmizi, Progetto Brockenhaus

progetto vincitore del 22° FIT, Festival Internazionale di Teatro di Lugano (CH) 

“E’ una fredda serata di fine autunno. Bruno è ancora bambino. La madre entra in camera sua e lo trova intento a nutrire alcune mosche con granelli di zucchero. Domanda cosa mai stia facendo. “Le sto irrobustendo per l’inverno.” Di certo, quel bambino non poteva immaginare che da lì a pochi anni sarebbe giunta una delle epoche più buie dell’umanità. Un lungo inverno nel quale, come mosche, sarebbero morte milioni di persone. Tutti umiliati, straziati, trucidati. Lui tra questi.”

Lo spettacolo trae spunto dalla vita di Bruno Schulz, dai personaggi che hanno costellato la sua infanzia e dalle suggestioni mitologiche dei suoi scritti e dei suoi disegni.

“Il mio ideale è maturare verso l’infanzia”

Bruno Schulz

In Schulz, Mito e Infanzia coincidono. Questo è stato per noi elemento portante del progetto. Cio’ che l’opera di Schulz rappresenta non è affatto una mitologia storicamente suggellata. Gli elementi di questo idioma mitologico sgorgano da un’oscura regione delle primordiali fantasie infantili, dai timori, dai presentimenti, dalle anticipazioni di quel mattino della vita, che costituisce la vera e propria culla del pensare mitico.

Il Mito, per noi, diventa allora il modo di riorganizzare in un nuovo racconto le immagini che affiorano e svaniscono continuamente…

Come sospeso nel tempo, “prigioniero” nella sua camera d’infanzia, Bruno fruscia leggero, piccolo topo immortale, incidendo, registrando memorie in questo luogo che di volta in volta rivive nelle parole, nei gesti, nelle danze che un tempo lo abitarono.
Trovare una chiave d’accesso al tempo dell’infanzia, alle memorie di un tempo che resistono sotto le rughe della vita adulta. Ripercorrere quelle azioni piccole ed allo stesso tempo mitiche, oscure e luminose, intestimoniabili come i giochi dei bambini. Perché riaffacciarsi su questo mondo non è un fatto privato, ma qualcosa che riguarda tutti noi. Gli occhi si spalancano sbalorditi, all’inizio pensano di non vedere, ma poi, abituandosi alla poca luce, restano abbagliati nello scorgere i frammenti di dolorosa iniziazione alla vita.

“Mi portavo dentro allora il mito di un’epoca geniale, che presumibilmente un tempo faceva parte della mia vita, non localizzata in nessun anno del calendario, sospesa al di sopra della cronologia, un’epoca nella quale tutte le cose respiravano nel bagliore di colori divini, si sorbiva tutto il cielo in un respiro, come un sorso di puro oltremare”

Bruno Schulz è il grande maestro della letteratura polacca del Novecento. E’ scrittore, disegnatore e giornalista. Secondo Kantor, «tutta la nostra generazione è cresciuta di fatto all’ombra di Schulz». Le botteghe color cannella, la sua prima e più famosa raccolta di racconti, è un’autobiografia trasformata in una fantasiosa mitologia dell’infanzia. Uno dei massimi esempi di come la letteratura possa riscattare la banalità della vita quotidiana con le armi del grottesco e dell’invenzione linguistica.

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