Progetto Brockenhaus

  • Sagra (2011)

    ideazione Elisabetta di Terlizzi e Francesco Manenti
    con Elisa Canessa / Cecilia Ventriglia, Elisabetta di Terlizzi, Francesco Manenti, Emanuel Rosenberg
    creato in collaborazione con Federico Dimitri e Piera Gianotti

    disegno luci Marco Oliani
    co-produzione DGE – Lugano, Fondazione Not Vital, Sosta Palmizi
    con il sostegno di Comune di Lugano, Centro artistico Il Grattacielo

    Lo spettacolo SAGRA è lo sviluppo della ricerca coreografica e teatrale di Progetto BROCKENHAUS che pone al centro della propria indagine il legame tra corpo‚ azione e scrittura teatrale ed esplora il dialogo tra danza‚ teatro e musica. SAGRA nasce dalle evocazioni scatenate dalla musica della Sagra della primavera di Igor Stravinsky‚ dagli spunti offerti dalle memorie‚ i ricordi ed i commenti della versione che debuttò a Parigi nel 1913 con la coreografia di V. Nijinsky (rappresentazione che tanto scandalizzò il pubblico) e dall’autoritratto che con doloroso candore Nijinsky tracciò nei suoi Diari.

    Spinti dal fascino di tante memorie legate al debutto della Sagra della primavera‚ (con Debussy e Ravel seduti in platea‚ ma “ai lati opposti per rivalità”; Nijinsky che‚ dietro le quinte‚ “in piedi su una sedia gridava i numeri ai ballerini come un capobarca” e il direttore P. Monteux‚ sul podio‚ ”impervio e impassibile come un coccodrillo” nel clamore delle contestazioni) abbiamo cercato di comprendere come poter restituire queste sensazioni con il nostro spettacolo.

    In primo piano c’è un regista visionario che manovra la scena provando a mettere in atto il suo immaginario. Le sue visioni nel comporsi‚ scomporsi e susseguirsi crescono a dismisura fino a risucchiarlo in un vortice di danze e rituali che si scaricano nella terra.

    La struttura portante dello spettacolo è costruita su di una serie di antinomie: il silenzio e la musica‚ il buio e la luce‚ la realtà e il sogno‚ lo spazio pieno e quello vuoto. In questo luogo si manifestano figure reali e surreali che riflettono frammenti del nostro sentire.

    E’ uno spettacolo senza “una storia” ma è un insieme di immagini.

    E’ il tentativo di dare una lieve carezza su un centenario di versioni di creazioni ispirate alla Sagra.

    E’ l’emergenza del trovarsi di fronte all’atto di creare dal nulla al pieno.

    E’ una coreografia che si sviluppa nella ricerca di tutte le gradazioni di grigio.

    Sagra - Progetto Brockenhaus <em>@ Francesco Manenti</em> Sagra - Progetto Brockenhaus Sagra - Progetto Brockenhaus Sagra - Progetto Brockenhaus Sagra - Progetto Brockenhaus Sagra - Progetto Brockenhaus Sagra - Progetto Brockenhaus

  • Non facciamone una tragedia (2008)

    interpretazione e coreografie Elisa Canessa‚ Federico Dimitri‚ Elisabetta di Terlizzi‚ Piera Gianotti‚ Francesco Manenti‚ Emanuel Rosenberg
    disegno luci Marco Oliani
    produzione Sosta Palmizi
    coproduzione Il Grattacielo – Livorno‚ La Corte Ospitale – Rubiera‚ Azienda Idroelettrica EWZ – Svizzera

    “Guardando all’interno della nostra società‚ scopriamo di far parte di una generazione dal gene tragico.”

    Scegliendo la parola “tragedia”‚ la compagnia Brockenhaus‚ decide di dare forma e vita a questo fenomeno che ci segue dalla nostra nascita‚ mettendo in scena uno spettacolo che porta in grembo la tragedia antica‚ ma agli occhi dello spettatore può presentarsi sottoforma di quotidiano atto tragico–comico. Un atto unico di sopravivenza nella⁄alla tragedia. I momenti di insicurezza li misuriamo sulla vita degli altri‚ li viviamo possibilmente in terza persona. Facciamo soffrire gli altri per capire meglio noi stessi‚ siamo esperti nel raccontare ed osservare le tragedie altrui‚ entrando nei minimi particolari‚ ma giriamo le spalle quando ci sentiamo chiamati a reagire. Non è la nostra tragedia‚ quindi non facciamone una tragedia.

    Non condannateci alla giovinezza eterna “…Certo i valori non si inventano e se quelli vecchi non vanno più non possiamo che aspettare‚ anche senza essere reazionari o conservatori‚ cioè senza ritornare a vecchie pratiche o ad osservare quelle scadute; tuttavia almeno il valore della vita‚ con tutto quello che questo comporta‚ va salvaguardato‚ e dico ”della vita” cominciando da quella biologica‚ fatta di infanzia‚ adolescenza‚ gioventù‚ maturità‚ vecchiaia e morte. Tra tutti i nostri peccati‚ il più grave è quello di avervi tolto la voglia di lottare‚ di unirvi…”
    Giorgio Bonomi, rivista Perimmagine

    Il progetto nasce dal desiderio di creare assieme un nuovo gruppo di “teatro del movimento.” Gli interpreti si sono formati e diplomati nel mondo della danza‚ del teatro e del circo‚ hanno lavorato e lavorano tuttora con diverse compagnie di teatro e di danza italiane‚ tra le quali la Sosta Palmizi‚ oltre ad essere autori e interpreti di lavori personali (Progetto Agatharandagio‚ E. di Terlizzi e Compagnia Klupper). Si sono incontrati grazie alla loro comune passione per il lavoro sul corpo e attraverso la regista Teresa Ludovico e il coreografo Giorgio Rossi. Nel loro percorso del teatro fisico si sono infatti avvicinati alla Sosta Palmizi‚ partecipando prima alle produzioni di G. Rossi e quindi seguiti e sostenuti dall’associazione nella creazione dei loro primi lavori coreografici (30º60º90º‚ TREDICINO). Da questo viaggio insieme scaturisce anche la volontà di proporre nell’ambito dei progetti Sosta Palmizi la loro nuova produzione.

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Progetto BROCKENHAUS

Il Progetto Brockenhaus risponde al desiderio dei suoi artefici di creare un nuovo gruppo di “teatro del movimento”. I sei danzatori−attori implicati in qualità di interpreti e creatori provengono dal mondo della danza‚ del teatro e del circo. Hanno lavorato e lavorano tuttora con diverse compagnie italiane e svizzere‚ oltre ad essere autori di produzioni proprie. Con questo progetto hanno voluto concretizzare la loro comune passione per il lavoro sul corpo e i suoi linguaggi‚ dedicandosi insieme all’esplorazione dei confini che uniscono e separano le varie discipline dello spettacolo. Il tema dello spettacolo deriva da una ricerca sui testi della tragedia antica. Lo spunto nasce dalla volontà del gruppo di tornare ad affrontare temi universali nella loro concretezza e validità estemporanea. La compagnia si è dedicata soprattutto alla tragedia Antigone di Sofocle‚ scelta per la ricchezza di massime contrapposte‚ poli opposti del conflitto‚ quali potere e popolo‚ ragione e passione‚ realtà maschile ed esistenza femminile. Nel tempo di creazione‚ giorno dopo giorno‚ la tematica di riflessione ha però subito una traslazione‚ traducendosi in un’analisi sull’incapacità moderna di vivere la tragedia‚ sullo spostamento di significato e la banalizzazione che il termine “tragedia” ha conosciuto nell’arco del tempo e su che cosa di essa‚ della sua origine profonda‚ è ancora concretamente percepibile nella nostra vita: non è la nostra tragedia‚ dunque… non facciamone una tragedia. Si è sviluppato cosí un percorso corale che‚ pur ispirandosi all’Antigone‚ si allontana da questa fino a sfiorare la rappresentazione dell’ironia della sorte e della fragilità dell’essere umano. Lo spettacolo si è costruito attraverso il lavoro di improvvisazione. La volontà del gruppo era quella di creare uno spettacolo d’insieme‚ dove ognuno è interprete e creatore‚ testimone della propria sensibilità e presenza scenica. Il luogo dell’azione‚ una sala da ballo abbandonata‚ dove attraverso il ricordo un vecchio “maître de salle” rievoca la vita che lo ha animato. Si snoda così un susseguirsi di scene oniriche che passando attraverso momenti di sottile poesia e momenti di gioiosa ilarità svelano i temi archetipici della tragedia‚ dell’esistenza umana.

Il PROGETTO BROCKENHAUS nasce nel 2008 da un incontro dell’anima‚ da una forte compatibilità professionale e dal desiderio di provare a creare assieme un nuovo gruppo di “teatro del corpo”.

Gli interpreti si sono formati e diplomati nel mondo della danza‚ del teatro del movimento e del circo (Scuola Teatro Dimitri‚ Scuola Circo Teatro Galante−Garrone‚ danza contemporanea e danza butoh) hanno lavorato con diverse compagnie di teatro e danza italiane (Sosta Palmizi‚ Pantakin da Venezia‚ Teatro Kismet Opera‚ Habillè d’eau) oltre ad essere autori ed interpreti di lavori personali (Progetto Agatharandagio‚ Compagnia Klupper‚ E.di Terlizzi).

Si sono incontrati grazie alla loro comune passione per il lavoro sul corpo e attraverso il coreografo Giorgio Rossi e la regista Teresa Ludovico.

www.progettobrockenhaus.com