Michele Pogliani

Trilogia  (2018)

idea e progettazione Michele Pogliani, Tiziana Barbaranelli, Stefano Pirandello
coreografie Michele Pogliani in collaborazione con i danzatori
interpreti Enrico Alunni, Giovanni Quintiero, Gabriele Montaruli, Ivan Montis, Stefano Zumpano
costumi Tiziana Barbaranelli
disegno luci Stefano Pirandello
musiche Autori vari
con il sostegno dell’Associazione Sosta Palmizi
coordinatore del progetto Fabrizio De Angelis

Michele Pogliani torna in scena con una nuova produzione dal titolo Trilogìa e non solo in veste di coreografo ma – dopo diversi anni – nel ruolo di danzatore. Lo spettacolo, come si evince dal nome, si articola in tre quadri ognuno dei quali rappresenta tre momenti della vita di un uomo: un percorso decisamente autobiografico che induce il corpo a riflettere sul percorso vitale della persona.
Un viaggio che si srotola pian piano fino ad arrivare a una vera e propria catarsi, l’acquisizione di una maturità, di una nuova consapevolezza: quella di essere solo, figlio di nessuno ma conscio di una compiutezza acquisita e accettata. Il colore rosso, come nelle tragedie greche, segna il filo conduttore di questi stadi, tre atti di un unico grande progetto che Pogliani traccia secondo una precisa logica di significati e quadri coreografici. Il primo quadro è Alea (traduzione latina di dado) e rappresenta la componente casuale della vita che sposta gli equilibri e sposta l’esito finale verso il fato. La scena si gioca su una matematica specifica che si calcola in base alle “facce” di un dado: sei numeri e sei lati coesistenti ma indipendenti e, ognuno, con la propria identità. In scena un quadrato che misura 6 metri per 6 metri realizzato con un tappeto verde che ricorda un prato. Un solo che diventa un trio e che riconcilia Michele Pogliani con la sua formazione newyorkese e alla danza minimalista e geometrica di Lucinda Childs, che Pogliani ha seguito per anni cruciali della sua carriera. Il secondo quadro è Ananke, ossia la necessità: è questo il momento del viaggio interiore che produce la catarsi. Nella lente d’ingrandimento di Pogliani cinque eroi metropolitani, con la loro necessità di sapersi vivi che, entrando e uscendo dalla luce, non temono di scegliere il proprio spazio e l’amore, anche quando va al di là delle barriere. Al centro della scena ancora una volta un quadrato disegna il luogo “illuminato” oltre il quale si spingono i protagonisti, superando i limiti imposti. Una nuova sfida coreografica che delinea la costante ricerca di uno spazio che non sia perfetto ma giusto, un’armonia tra impulso e contenimento. Il terzo e ultimo quadro è Ilinx, ossia la vertigine perché qui il danzatore Michele Pogliani al centro della scena della sua esistenza vive l’ebbrezza e l’alienazione, lo stordimento e l’estasi che si provano quando si è soggetti a forze che abbattono il proprio controllo. Un solo dove il corpo e i suoi brevi schizzi di movimento trovano il senso compiuto: la realizzazione che tutto è cambiato, la certezza di non essere più figlio ma uomo con un futuro, si incerto, ma da scoprire e ricreare.

Vi ho promesso di non dimenticare. Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi.
Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro […].
Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio. Luther Blisset


Michele Pogliani

Michele Pogliani

Nato a Roma, comincia i suoi studi di danza presso il Centro Professionale di Danza Contemporanea diretto da Elsa Piperno e Joseph Fontano. Nel 1984 si trasferisce a New York per continuare i suoi studi con Merce Cunningham e con Ernest Pagnano, Cindi Green, Marjorie Mussman, Larry Rodhes. Lavora con varie compagnie, quali Rosalind Newman and Dancers (1986-87), Laura Dean Dancers and Musicians (1988) e la Lucinda Childs Dance Company (1989-1996), con la quale partecipa al tour mondiale dell’opera Einstein on the Beach di Robert Wilson e Philip Glass. Contemporaneamente lavora con giovani coreografi quali Eric Barsness, Ruby Shang, Doug Varone e in Italia con Enzo Cosimi, Roberta Gelpi e Adriana Borriello. Debutta come coreografo nel 1996 con La Rosa Incarnata, commissionata dalla compagnia Danzare la Vita. Dal 1997 a oggi ha creato balletti per varie compagnie e Accademie: Ilinx per il Balletto di Toscana, SINless e Coppelius: ACT2themirror per la Compagnia del Teatro Nuovo di Torino, The Four SectionsPulcinella e Ballo Sport per l’Accademia Nazionale di Danza, Venus as a Boy #1 per la Rotterdamse Dansacademie, Capricci e Bisticci per il Balletto di Mimma Testa, The Arena Love per il Dansgroep Krisztina de Chatel e L’Arte della Fuga per il Festival RODA di Rotterdam. Nel 2010 rimonta The Arena Love per Il Balletto Di Roma e crea per loro Compromised: The DramaWWW e Parental Advisory. Nel 2013 crea My name DITE per il Kaos-Balletto di Firenze e, in collaborazione con Lorenzo Schiavo, The Crazy Gender Show per la DIA Company. Dal 2015 a oggi ha prodotto #BLACKAnanke e Falling sotto il marchio MP3Project di cui è Direttore artistico. Nel 1998 vince il Premio Danza&Danza come miglior coreografo/danzatore, nel 2001 il Premio Positano alla carriera e nel 2005 il Premio Anita Bucchi come miglior coreografia con Venus as a Boy.

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