Senza Titolo (2002)

un progetto di Raffaella Giordano
per otto interpreti Raffaella Giordano‚ Piera Principe‚ Doriana Crema‚ Clelia Moretti‚
Aldo Rendina‚ Elena De Renzio‚ Enrico Tedde‚ Giulio De Leo

progetto e scrittura coreografica Raffaella Giordano
ideazione luci Vincent Longuemare
composizione ⁄ disegno del suono Lorenzo Brusci
fondali Stefano Ricci
si ringraziano Danio Manfredini‚ Marina Borruso e Marco Manchisi

in collaborazione con Fondazione Emilia Romagna Teatro
e DBM (progetto sostenuto da EU – Culture 2000)‚ L’Officina Atelier Marseillais de Production / Dansem – Marseille‚ Théâtre des Bernardines – Marseille‚ Fondazione Teatro Metastasio di Prato‚ R.E.D Reggio Emilia Danza–Ass. Reggio Parma Festival‚ Armunia – Festival della Riviera‚ Viartisti Teatro – Teatrimpegnocivile‚ Théâtre De La Bastille – Paris‚ Teatro Comunale di Castiglion Fiorentino

Il linguaggio del corpo, la danza, è il mio specifico, la realtà che vive al suo interno non é solo materia corpo, ma pensiero, cuore, intelletto, emozione…

Mi è necessario non escludere ma tentare di riconoscere la inclusione, l’integrità. Così il centro dell’osservazione diventa la persona ed ogni sua forma espressiva è scrittura possibile.

Ogni spettacolo è il frutto di una relazione.
La messa a fuoco del pre testo avviene in gran parte durante il tempo di creazione perché deve intimamente connettersi con quel momento presente e con la necessità delle figure partecipanti. La modalità del linguaggio e i segni utilizzati conseguono quel pre testo liberandolo in sintonia con l’origine di ognuno.

“Siamo immersi in un misterioso sistema di relazioni. L’assenza di una vicenda da raccontare libera lo sguardo dalla necessità di comprendere. Gli uomini in nero, uniti in un comune destino, rappresentano la condizione umana dove ognuno di volta in volta si fa portavoce di una differenza.
Figure ed elementi scenici danno vita ad una geografia continuamente mossa, spostata, manipolata. Si aprono porte, fessure, fessure vuoti. L’impressione di un mistero che ci riguarda, indicibile e senza nome, attraversa lo spazio. Il paesaggio muta lasciandoci nello stupore di un luogo che si rivela essere un punto in movimento.
Non affezionato al ruolo prestabilito, l’attore, in uno stato di accoglienza, si fa servitore di ciò che lo circonda e si espone all’ambiguità dei significati, generando un senso più ampio. La frontiera è labile: gli uomini neri sono ora inquisitori/inquisiti, ora osservatori/osservati, testimoni o artefici di atti di vita, di amore, di crudeltà.”

Raffaella Giordano

<b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em> <b>Senza Titolo</b> Théâtre des Bernardines - Marseille<em>photo Pietro Bologna</em>