Progetto Brockenhaus svizzera
Lo spettacolo Sagra trae ispirazione dai ritmi incalzanti della Sagra della primavera di I. Stravinsky, dagli spunti offerti da memorie, ricordi e commenti del debutto della versione coreografata da V. Nijinsky a Parigi nel 1913 (rappresentazione che diede scandalo) ed, infine, dall’autoritratto dai toni dolorosi ma candidi che V. Nijinsky tracciò nei suoi Diari.
In primo piano c’è un regista piuttosto visionario che manovra la scena e prova a mettere in atto ciò che la sua mente e il suo immaginario producono. Le visioni a cui egli dà forma si compongono, scompongono e susseguono a dismisura, fino a risucchiarlo in un vortice di danze e rituali che finiscono per scaricarsi direttamente nella terra.
La struttura portante dello spettacolo è basata su di una serie di antinomie: il silenzio e la musica, il buio e la luce, la realtà ed il sogno, lo spazio pieno e quello vuoto. In questo luogo immaginario, al confine fra la mente del regista e la sua proiezione nella realtà, si manifestano figure reali e surreali che riflettono frammenti del sentire comune.
Matteo Fantoni Arezzo
Leoni è un debutto.
È la prima rappresentazione del pezzo che Fortunato Fiorucci ha preparato per più di cinque anni nel suo garage. Ecco quindi il risultato di anni di lavoro in solitudine, di serale allenamento, di prove, di conquiste, di errori e di verifiche, per arrivare, forse, alla fine, semplicemente a vivere.
Teatro Comunale / Castiglion Fiorentino
C.ie Zerogrammi Torino
Sono i fratelli della tragedia senecana Tieste, duri e spietati per brama di possesso, sono ciò che ne rimane, ombre terribili, uccelli della notte, a ricordare Tantalo, espressione di contesa, odio, atrocità.
Siedono composti alla tavola imbandita su cui, secondo il racconto del tragediografo latino, si consumerà la più efferata delle vendette.
E qui la tragedia già si consuma nello stillicidio della domanda, della possibilità, della speranza vana, nel ribaltamento della logica, nell’eccesso del desiderio, nell’impossibilità della ragione assoluta e nei mostri che il suo sogno produce.
Con Pasto a due si chiude il dittico ispirato al mito degli Atridi, intrapreso con la precedente creazione PUNTO DI FUGA.
Teatro Comunale / Castiglion Fiorentino
Chiara Frigo Verona
Questa performance è la prima tappa di un viaggio più lungo e complesso, Suite-Hope.
Il progetto è partito da una riflessione e da alcune domande legate al tema della
speranza e della sua attualità nella realtà contemporanea.
L’indagine inizia con un esodo, la partenza verso un altro luogo di esistenza possibile.
Lo sforzo si concentra nel vedere il mondo in movimento, in una prospettiva di evoluzione che offra l’opportunità di ricreare se stessi, cambiare, perfezionarsi oppure, inevitabilmente, cadere.
Gabriella Maiorino Olanda
Questo è uno studio sul viaggio intrapreso dalla figura di Psiche verso l’inferno (dalle novelle di Apuleio – Eros e Psiche).
La coreografia crea un discorso intimo , visivo, e fisico di una figura femminile solitaria, persa all’interno del proprio labirinto mentale.
L’interprete si muove in un ambiente di profonda oscurità interiore, nell’intento di controllare le emozioni, cercando libertà.
Oretta Bizzarri Roma
Un essere solitario alla ricerca del suo posto nel mondo, un tramp capace di illuminarlo con la sua natura inconsapevolmente salvifica. Verdinastella rivela se stessa, semplicemente, è lei stessa una storia, l’incarnarsi delle sue sconclusionate correnti interiori, delle sua oscurità e della sua luce, della sue fragilità, delle sue piccole e profonde follie Verdinastella ci racconta della capacità umana di sopportare il dolore e trasformarlo in forza interiore, di trovare nel proprio mondo immaginario, nella propria innocua follia, una possibilità di salvezza.
Ma Verdinastella ha preso vita prima di andare in scena e creato un rapporto empatico col pubblico sul web. Un profilo del personaggio su FB in collaborazione con una fotografa ed una grafica e 8 brevi video creati dal videomaker Guglielmo Enea e pubblicati su You Tube, ci raccontano i primi passi del personaggio, la ricerca della sua natura,
i suoi primi incontri, l’uscita nel mondo.
Teatro Comunale / Castiglion Fiorentino
Valentina Saggin Udine
Compagnia Arearea
Sentire nella memoria è un piccolo studio finalizzato alla riscoperta di sguardi, emozioni, visioni, oscurate dal divenire adulti.
Come i bambini, così vergini nel loro affacciarsi alla vita, l’adulto può ancora meravigliarsi di fronte ad oggetti, apparentemente banali, che non necessariamente devono restare imprigionati in un codice prestabilito. La memoria quindi non è più custode, bensì chiave per riappropriarsi dello stato
primordiale delle cose.
compagnia cinzia delorenzi Milano
Tu sei una parte di me è un progetto di creazione sviluppato attraverso un percorso di ricerca iniziato nel 2009 e conclusosi nell’aprile 2011. E’ una visione sul presente che si articola in quadri generatori di emozioni, in cui il fantastico si unisce al reale, dando forma a paesaggi in mutazione abitati da figure accomunate da un senso di precarietà, in bilico tra sogno e realtà.
La linea temporale è dunque scandita dalla successione di quadri visionari in cui convivono più frangenti di realtà che sommandosi nella dimensione della rappresentazione generano un’alchimia di senso rispetto ai temi della vita, della morte e dell’amore, della spettacolarizzazione e mercificazione televisiva, da uno stretto quotidiano ad un vasto apocalittico.
Attraverso un viaggio denso di atmosfere evocative di scenari attuali e catastrofici, si procede verso la costruzione di un rito atto a celebrare il ritorno alla terra come unico spazio necessario alla vita. Il titolo Tu sei una parte di me definisce la prospettiva nella quale si è intrapreso il viaggio e si pone come elemento di supporto all’interpretazione del lavoro, rivelandosi chiave di lettura dell’atto di condivisione dello spettacolo.
Teatro Comunale / Castiglion Fiorentino
fatto sul nulla 2010/2011
Fabrizio Favale Bologna
Secondo Premio Miglior Coreografia al 15MASDANZA 2010
Special Mention Prize al National Theatre of Belgrade 2010
Con questo lavoro Fabrizio Favale ha ricevuto la Medaglia del Presidente delle Repubblica al Miglior Talento Coreografico 2011
Questo lavoro è un dittico composto da un Solo e un Trio. I due brani sono realizzati sullo sfondo di un Cartoon-film. Nella prima parte del lavoro compare un uomo e un rudere di una casetta incendiata. Questa breve fiaba narra di quell’uomo che si prende cura di quei resti bruciati. Successivamente appare una figura semiselvaggia, una sorta di sciamano - danzatore che si muove in un ambiente di foresta come in un aereo ricamo, finendo per evocare una tempesta. La seconda parte del lavoro si svolge, dall’inizio alla fine, in una linea composta da tre danzatori, uno dietro l’altro.
Ogni movimento, ogni articolazione, ogni dinamica attraversata da uno è il filo di movimento che corre e attraversa lo spazio vuoto e il tempo, e si articola, si ritorce, si assottiglia, si sgrana, si infittisce, si biforca, si attorciglia e svanisce fra le pieghe del movimento dell’altro:
come in un ricamo fatto sul nulla.
MK Roma
Fuori dal tragitto esotico che le contiene (lo spettacolo Il giro del mondo in 80 giorni), queste danze possono installarsi precariamente nell’Ovunque, perché il loro oggetto è la negoziazione, l’evoluzione precaria di una condizione locale verso territori non ancora assegnati; l’emergere della realtà del movimento come lavorio costante di traduzione di sé nel circostante. Così si decide di danzare per valutare ogni anfratto. Lo spazio è misurato e attraversato da indagini coreografiche in bilico tra paesaggio puro, questioni legate al trasporto e ricostruzione tormentata dell’esotico. La valutazione della distanza, con tutte le implicazioni del caso, è il denominatore comune dei diversi approcci al movimento e alla rappresentazione. Con questo lavoro mk continua a sperimentare una forma-tragitto di rappresentazione, permeabile al cambiamento costante, in una dimensione coreografica pura.
“Poi si fece portare la colazione in cabina. Quanto a visitare la città non ci pensò neppure, essendo di quella specie di Inglesi che fanno visitare dai loro domestici i paesi che attraversano.” Jules Verne
Teatro Comunale / Castiglion Fiorentino
versione duo 2011/2012
Giovanna Velardi Palermo
Prendendo spunto da “Alice nel paese delle meraviglie” di L. Carroll, si indaga il contrasto tra il “potere” che si manifesta nell’oggi, incarnato da una regina, simbolo della borgesia desautorata ed una genuinità che è l’aprirsi alle molte possibilità di un mondo fantastico. Alice sognante deve uscire dalla sua stanza per dare senso alla sua identità, si deve aprire al mondo interagendo con esso, attraverso l’ironia e la risoluzione del conflitto con la regina, che rappresenta la regola, il super io, risolvendo tale conflitto si apre ad un mondo reale.
La suddivisione di uno spazio tramite una rete metallica, la stanza di Alice, lo spazio della regina, in avant scene, che da il comando, due specchi a significare lo sguardo di un individuo sull’altro, la sottomissione, la sfera identitaria. Un contrasto tra potere e potenza, una scena polarizzata da due simboli, norma e pratica di una relazione
che è un possibile approccio con il mondo.
Deja Donne Tuoro sul trasimeno
Lo spettacolo nasce nel 2010 dal progetto di Simone Sandroni di creare una serie di “ritratti” e non assoli, dal titolo P.S. PORTRAIT SERIES, per diversi performers. Non c’è un personaggio da interpretare, un ruolo, il performer è il personaggio stesso. Nel 2010 Simone Sandroni ha creato parallelamente tre diversi ritratti: per Isabelle Severs e Norbert Graf in Germania presso il Bayeschees Staatsballet e per Martina La Ragione in Italia.
P.S. Martina La Ragione è incentrato sulla vita e sulle grandi capacità interpretative e performative della danzatrice che lavora con la compagnia DEJA DONNE dal 2009. Attraverso una vera e propria intervista a Martina, Simone Sandroni è riuscito a creare una performance complessa e divertente con un linguaggio fatto di danza, testo e musiche.