teatro Pietro Aretino / DaTo
Eleonora Chiocchini
“...a me piacciono le affermazioni nere in nuvole bianche: con questo corpo, tasso nero su bianco avorio, a piccole dosi mi ci immergo sempre più “neramente” e, quando voglio, ne esco per immergermi nuovamente e in modo diverso, forse...”
È quella pennellata nera come la pece, presente in ogni essere vivente che mi interessa indagare.
A piccole dosi è una narrazione per immagini di un solo corpo, o forse tre, e delle immersioni nella “contraddizione” della convivenza di forze e dinamiche apparentemente contrastanti.
Tale contrasto non può che manifestarsi a piccole dosi come energia forte, netta, precisa, a volte cattiva, o solo determinata, misteriosa; altre volte il contrasto si nasconde o semplicemente si miscela con ciò che di calmo e respirato c’è in noi.
compagnia mK
speak spanish colleziona un gruppo di danze locali, osservate dal tavolino di un ristorante per turisti in un luogo qualsiasi del pianeta. Ogni coreografia introduce sistemi dinamici ‘propri’, ma è anche una maniera grossolana di infierire sulle presenze corporee che li incarnano.
Una sorta di sonoro stordimento, familiare a chi si lancia nel parlare una lingua straniera per un tempo considerevole. Dinamiche binarie, folklore hawaiano e attitudini da concerto rock: si tratta di un viaggio anonimo, dal quale è bandita ogni avventura, se si eccettua il brivido della prenotazione.
Let’s dance NO put on your red shoes NO and dance the blues YES
Let’s dance NO to the song they’re playin’ on the radio NO
Let’s sway YES while colour lights up your face NO
Let’s sway YES sway through the crowd to an empty space YES
If you say run, I’ll run with you NO
If you say hide, we’ll hide YES
Because my love for you NO
Would break my heart in two NO NO
If you should fall YES
Into my arms NO
And tremble like a flower NO
teatro Pietro Aretino / DaTo
frammenti ossessivi di pensiero
D’aria Menichetti
Ho chiuso?...?...?...?. Chiuso. ? ...RISPONDE LA SEGRETERIA TELEFONICA...
...allora dunque... prima la luce... poi... HO chiuso? ...non lo so... testo... Chissà a cosa sta pensando... WANNA TALK,WANNA TALK ABOUT ,TALK ABOUT BODY.
.BODY BUILDING.
...no aspetta... io vorrei... vorrei... devo fare pipì...
Per la tua generazione, il vecchio alfabeto ora sig-nifica tutt’altra cosa...
IO LO BACIO. ORA. È Chiuso? ...”Gi” naturalmente perché sono gelosa...
...Perché non? ...Specchio. Poi entrano tutti dalla diagonale. Buio. Luce. Sedia. No. No, no...
...“E” sei Eterosessuale...
QUI è ZERO. Zero. Zero!. Zero...???!???
?
ZERO.ZERO.?!
...SE VOLETE POTETE LASCIARE UN MESSAGGIO DOPO IL SEGNALE ACUSTICO...
Piccolo viaggio nella terra turbolenta del pensiero.
Con le sue visioni, le sue ossessioni, i suoi desideri, i suoi incubi.
Al confine tra sogno e realtà.
(playing vertigo)
Simona Bertozzi
di e con Simona Bertozzi progetto di Simona Bertozzi, Marcello Briguglio musiche Egle Sommacal eseguite dal vivo luci Roberto Passuti
“...il giocatore si difende a tutti i costi da un universo neutro...”
Jean Baudrillard
Ilynx è il termine utilizzato da Roger Caillois per distinguere tutte le tipologie di gioco connesse ad uno stato di vertigine, vortice, estasi e smarrimento.
Giocare è ingresso nel cerimoniale, libertà all’interno delle regole.
Non sono le leggi di una narrazione riconoscibile, né quelle di un’ordinata produzione di senso, a strutturare l’universo ludico della vertigine. Ma lo spazio combinatorio e seducente delle regole su cui si fonda, e la loro continua reversibilità.
Tanto il gioco può sempre ricominciare.
Nello strapiombo temporale di Ilynx_assolo in ritornello (playing vertigo) si assiste alla recita solitaria di una figura femminile che, una strofa dopo l’altra, addossa su di sé i segni, gli oggetti e le presenze di un universo ludico al nero di china.
Realizzato nell’ambito del Progetto internazionale Choreoroam, sostenuto da British Council/The Place, OperaEstate Festival Veneto, Dansateliers/ Rotterdam.
Residenza creativa Gessnerallee di Zurigo e CSC Bassano Operaestate.
teatro Pietro Aretino / DaTo
Ivana Petito
Si affaccia sulla scena la donna-zebra:umana, bestiale, divina.
Dialogo per una zebra è un viaggio interrotto in gola , nelle fauci roche dell’animale, è una danza spezzata, gestuale, di figure stagliate nello spazio e di un errare all’infinito. Un dialogo fra frammenti interiori, profondi respiri, brandelli di memoria, visioni di una donna-zebra colta nella sua intimità.
Un funerale quotidiano, gioco e tormento come di fenice che brucia e muore per rinascere dalle sue stesse ceneri. Inizio e fine, preghiera e mistero in un ’atmosfera senza tempo dove il riso si trasforma in pianto, ed un cielo avvolge una rovinosa caduta.
Un lavoro lentamente apparsomi in tutte le sue visioni nato dal desiderio di ricercare in solitudine.
Ivana Petito
Silvia Gribaudi
“Non c’è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano”
Bergson, Il Riso
“La comicità viscerale, che scaturisce dalle emozioni di un personaggio,
il privilegio del clown è che può permettersi di essere sincero nella sua finzione scenica”
Il clown umano di Rita Pelusio
A corpo libero nasce e si sviluppa durante il concorso GD’A Veneto 2009.
E’ un lavoro che ironizza sulla condizione femminile a partire dalla gioiosa fluidità del corpo.
Valentina Sordo
“Non c’è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano”
Bergson, Il Riso
“La comicità viscerale, che scaturisce dalle emozioni di un personaggio,
il privilegio del clown è che può permettersi di essere sincero nella sua finzione scenica”
Il clown umano di Rita Pelusio
A corpo libero nasce e si sviluppa durante il concorso GD’A Veneto 2009.
E’ un lavoro che ironizza sulla condizione femminile a partire dalla gioiosa fluidità del corpo.
teatro Comunale - Castiglion Fiorentino
E se fosse lieve
Szymborska / Gualtieri / Burroughs / Mikhail / Queneau / Joseph / Prevèrt / Dickinson / Stanesku / Carver / Neruda / Lamarque le voci di grandi poeti interpretate e danzate da
Vasco Mirandola e Enrica Salvatori
E se fosse lieve si interroga su cosa è la poesia, di come si attacca alle cose, di come diventa aria, sangue, terra. Si ride, ci si commuove, ci si meraviglia, si intuiscono storie di altri uomini, così simili a noi da farsi innamorare.
La danza ci sogna intorno, traduce, cammina le parole.
I disegni e le sculture di Carlo Schiavon fanno di tutto per non dare troppo fastidio e chiedono in cambio solo di non essere dimenticate .
La musica c’è ma non si vede.
teatro Comunale - Castiglion Fiorentino
“étape de travail”
Claudio Stellato
Un universo oscuro e misterioso in cui le scene ingannano la percezione visiva degli spettatori; si è trasportati in un mondo, dove il corpo osa al di là dei propri limiti, dove si sfidano le leggi della fisica e la dimensione spazio-temporale è completamente distorta.
Un mondo che appartiene all’Autre, dove ciò che accade davanti ai nostri occhi sembra impossibile e l’artista gioca con l’immaginazione degli spettatori.
Assistiamo a una distorsione della realtà, con oggetti che prendono vita, grazie a dei meccanismi nascosti, alterando la nostra concezione della normalità.
Questi oggetti sono talmente al di fuori del controllo razionale che diventano autonomi, si muovono indipendentemente e interagiscono col corpo in un rapporto alla pari.
In questo scenario, corpo e oggetti s’intrecciano, combattono e parlano gli uni con gli altri, alternando momenti di calma a colpi di scena inaspettati, cercando l’imperturbabilità nel caos.
Siamo immersi in un universo che segue le proprie logiche, i suoi punti di riferimento, per svelare una parte dell’umano che ci appartiene e un’altra, surreale, che ci sfugge.
breve solo danzato
Piergiorgio Milano
La necessità di ricevere attenzione. Il bisogno di nascondersi. L’illusione di tornare indietro. La sensazione di essere bloccati. L’impressione di cadere. Il desiderio di cedere.
Denti è uno scontro tra l’impossibilità di partire e il desiderio di dimenticare. È stato creato esplorando la perdita, l’assenza, la gelosia e il desiderio.
Ne è nato un personaggio naufrago dei suoi ricordi, in balia delle sue stesse emozioni, troppo sensibile per non cadere a terra e troppo impetuoso per resistere al desiderio di rialzarsi, incapace di non lasciarsi travolgere e trasformare.
Un uomo che come un dente ha un corpo di pietra sensibile; le cui radici affondano nelle gengive della memoria. Nascosto tra le pieghe di una giacca un ricordo ci ha stupito più di ciò che sapevamo già.
Denti è appena passato. Denti è ciò che rimane.
È la voce che crediamo risuonare alle nostre spalle.
È il desiderio di impedire, di ringhiare, di mordere.
Denti è una divertente tragedia.
Claudio Stellato
Un personaggio contraddittorio: il suo pensiero è privo di logica ma il suo movimento è organico e questo rende le sue azioni imprevedibili. La contraddizione delirante segna il filo conduttore dell’assolo, che alla fine porterà gli spettatori diritti nel mondo reale.
teatro Comunale - Castiglion Fiorentino
titolo provvisorio
Aldo Rendina
Fuga respiro, affanno, resistere continuare continuare
Prendere Agire Lasciare
Pace Pace spirito turbato
Prendo la coperta, piego la coperta
Apro il cancello, chiudo il cancello
Misero soldato dall’ immenso compito
Titubo come madre, come fratello
Entra il re
Concreto Astratto Combatto
Muoio e poi, faccio tutto quello che avrei voluto fare da vivo
Roberto Castello
Dopo dieci anni dal suo ultimo assolo, Roberto Castello porta in scena la sua riflessione su quasi un trentennio d’attività in ambito artistico.
La Fabbrica è un giocoso delirio che si struttura secondo una drammaturgia assimilabile al “flusso di coscienza” in cui la componente coreografica ricopre un ruolo molto importante.
In questo lavoro, più “dialogo per voce sola” che “solo”, l’autore, attraverso associazioni spontanee di elementi casuali, offre configurazioni emblematiche alla nostra ricerca del senso.