Spara alla pioggia (1999)

coreografia e messa in scena Giorgio Rossi
da un’idea di Paolo De Falco di Teatrograd
con Valentina Buldrini/Monica Bianchi‚ Daniela De Angelis‚ Giulio De Leo‚ Simone Magnani‚ Angelo Berardi (violino)

musiche Nicola Diklic’
collaborazione drammaturgia Francesco Niccolini
disegno luci Michelangelo Campanale
tecnico luci Dalibor Kuzmanic
costumi Fernanda Pessolano
collaborazione alle scenografie Luigi Scoglio
fonico Luca Ravaioli / Roberto Bucci

produzione Associazione Sosta Palmizi
in collaborazione con Teatro Kismet de Bari‚ il Teatro delle Briciole di Parma e il Progetto Regionale TOSCANADANZA
con l’appoggio dell’Accademia Perduta di Ravenna

In questo spettacolo‚ per la prima volta‚ Giorgio Rossi‚ uno degli esponenti più significativi della danza d’autore contemporanea per il rigore di ricerca e intimità di linguaggio‚ si rivolge all’infanzia non escludendo lo sguardo dell’adulto. Complici di questa nuova avventura produttiva di Sosta Palmizi‚ due Centri di Teatro per Ragazzi e Giovani‚ il Teatro delle Briciole di Parma e il Teatro Kismet Opera di Bari che sostengono l’intera produzione.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di Paolo De Falco e Giorgio Rossi di coinvolgere‚ in un lungo viaggio creativo‚ persone‚ menti e corpi di diversa provenienza. Assieme a Giorgio Rossi‚ che cura la coreografia‚ il drammaturgo Francesco Niccolini‚ coautore degli ultimi spettacoli di Marco Paolini‚ il regista Paolo De Falco‚ creatore di eventi e spettacoli di grande ricchezza immaginativa‚ i danzatori Valentina Buldrini e Simone Magnani‚ l’attrice⁄danzatrice⁄acrobata di strada‚ Daniela De Angelis e l’attore⁄danzatore Giulio De Leo. Musica e canto dal vivo completano uno spettacolo in bilico tra i generi‚ nel quale il movimento del corpo si sposa a testi che mischiano l’italiano con un fantasioso grammelot dell’Est.
A firmare la musica è Nicola Diklic’‚ compositore slavo di grande istintività che fonda la sua ispirazione nella tradizione balcanica. E ad eseguirla sono il violinista Angelo Berardi e la cantante Dascia Diklic’ in scena anche come interpreti.
Il risultato è uno spettacolo‚ con un piede dentro la storia contemporanea‚ la più scabra e meno edificante (la guerra dell’ex Jugoslavia) e l’altro nel mondo della fantasia‚ del sogno‚ dell’immaginazione.

Due coppie‚ due viaggi‚ un incontro‚ il sogno ‚ l’avventura‚ l’Est e l’Ovest‚ il travaso‚ l’arrivo.
Una coppia è imprigionata nella fiaba che vaga nei sogni immaginando boschi dove le stagioni passano in un baleno‚ dove la geografia si modella all’istante‚ dove non c’è la musica e la danza cerca il suo suono. Un soffio e l’incontro con l’altra coppia a cui è invisibile. Loro viaggiano tra monti e valli tra paesi e campi minati‚ forse un cecchino li segue nel suo mirino. In un giardino di alberi da melo lui appoggia la fisarmonica e l’aiuta a salire sull’albero‚ inizia a piovere. In un cimitero suonano e cantano nel ricordo di una coppia che fu certamente felice. Gli invisibili partecipano al loro vivere dispersi e vagabondi‚ giocando nella loro immaginazione. In realtà non c’è niente se non nella forza creatrice che si rifà a quella memoria di bambini che fummo. Gi occhi si accendono come proiettori da cinematografo riempendo lo spazio di luce e cose‚ tante cose…

Giorgio Rossi

Spara alla Pioggia è uno spettacolo sul viaggio. E lo è nel senso più ampio che si possa immaginare. E’ il viaggio di chi decide che è l’ora di rompere il cordone ombelicale che lega con la casa dove si è cresciuti‚ per scoprire come è fatto il mondo e cose c’è fuori da questa porta. E’ il viaggio di chi vuol vedere altri cieli ed orizzonti‚ diversi da quelli di sempre. Oppure‚ senza nemmeno muoversi da casa‚ il viaggio sognato dell’immaginare altrove.
Ma è anche il viaggio di chi è costretto a lasciare la propria casa‚ cacciato dalla povertà o dalla guerra.
Non possiamo nemmeno escludere che si possa trattare di un viaggio ancora più estremo e senza ritorno‚ nel regno della morte e del compianto‚ dunque del ricordo.
Per chi va e per chi resta‚ lo stesso dolore: separazione‚ nostalgia‚ smarrimento che provocano nuove partenze e nuove separazioni‚ perennemente sull’instabile altalena di ciò che hai e di ciò che hai perduto‚ funamboli sul filo dei ricordi e della memoria‚ del passato e del futuro: in una mano un violino‚ nell’altra una scarpa…

Francesco Niccolini

Uno spettacolo sulla febbre del viaggio. Portando in giro la casa ”favolosa” degli occhi che guardano‚ accolgono‚ e lasciano andare. In qualche modo‚ dunque‚ sulla loro possibilità di proteggere il mondo. E custodire l’invisibile.
Quando due ragazzi scappano di casa‚ l’avventura è in ogni istante sotto i piedi. Non importa cosa cerchino‚ ne da cosa fuggano. Non resta che seguirli e guardarli mentre attraversano campagne e scogliere‚ paesi e campi minati. Forse quando scavalcano un muro dove‚ poggiata la fisarmonica‚ lui aiuta lei a rubare delle mele‚ quell’albero nasconde due frutti misteriosi.
Un frutto cade e cammina sull’acqua. E bastano un po’ di schizzi a far nascere un’altra coppia lontana e vicina a quei due.
Si seguiranno obbedendo al destino. E giocheranno per questo tutti e quattro vagabondi e ogni notte più furbi. Due seminano favole‚ due raccolgono vita.
Come finirà? Lo sanno solo gli uccelli che da qualche anno a questa parte hanno cominciato a suonare. Li vedete volteggiare con chitarre e violini mentre cantano e tirano neve sul loro sangue caldo.

Paolo De Falco