Il vestito della scimmia (2004)

regia Giorgio Rossi
interpreti Jonas Althaus‚ Luisa Braga‚ Federico Dimitri‚ Piera Gianotti‚ Jean Martin‚
Heike Moehlen‚ Fabrizio Pestilli‚ Emanuel Rosenberg‚ Anina Sedlacek‚
Stephanie Saner‚ Giuseppe Spina

disegno luci Helena Moesch
tecnico luci Lorenzo Bucci
un ringraziamento a Giovanni Venosta‚ Stephanie Saner
produzione sosta palmizi e Scuola Teatro Dimitri – creazione teatrale e teatro burlesco di Verscio(CH)

Lo spettacolo s’ispira liberamente al libro dell’etologo ed antropologo Desmon Morris ”La scimmia nuda”.
Ironicamente e con tocchi di poesia‚ si mettono in luce vari caratteri dell’uomo mostrando che‚ in fondo‚ la nostra origine è animale.
I dodici giovani interpreti‚ attori del corpo e della scena‚ innescano una riflessione giocosa e tragicomica sulla condizione umana‚ sulle sue abitudini ed istinti.
L’uomo‚ pur essendo arrivato ad un’elevata capacità di immaginare‚ creare‚ capire‚ controllare‚ inventare‚ costruire e modificare il mondo‚ rimane pur sempre un essere indifeso‚ limitato e condizionato dalle proprie origini.

“Inizia in uno spazio scenico vuoto‚ da questo non luogo
lo spettacolo si sviluppa‚ giocando‚ in un susseguirsi di entrate‚ uscite‚
passaggi e stazionamenti‚ sia singoli che di gruppo: con un’immediatezza di
trovate che fulminano il pubblico sia di grandi che di piccini che con risate
ritardate si rincorrono tutto lo spettacolo. Tra questi eventi scorgiamo
l’uomo (la scimmia nuda) alla ricerca di una definizione‚ di un luogo suo‚
alla ricerca in fondo di quel ”vestito” che la natura non gli ha voluto
concedere. Da quì comincia l’intreccio di relazioni che portano al non facile equilibrio tra lo stare solo e lo stare in gruppo.
Come consenquenza lo spazio è invaso da una girandola di incontri–scontri‚ di desideri e delusioni‚ di musiche
e silenzi‚ di giochi interrotti e di aggrovigliameti occasionali dove la
forza portante è la semplice voglia di esserci. ”Il vestito della scimmia”
nasce dall’incontro tra gli studenti dell´ultimo anno della Scuola Teatro
Dimitri e il coreografo⁄regista Giorgio Rossi. Il lavoro si è sviluppato
seguendo da un lato la tradizione di teatro burlesco della scuola svizzero–italiana‚
dall’altro la vena dell´assurdo del coreografo svizzero–italiano. Il comico
e l’assurdo dunque sono stati il ”Leitmotiv” del lavoro. Il regista ha lasciato
largo spazio alle improvvisazioni e allo sviluppo personale di ogni singolo
interprete pur indirizzandoli nelle caratteristiche artistiche da lui ricercate:
la semplicità‚ l’onestà‚ l’autoironia‚ l’unicità‚ il divertimento‚ la poesia
e il caos totale…”

Lo pseudo–filosofo che chiede attenzione alla bellezza dello spazio vuoto; la fanciulla dalla solarità un po’ istupidita che saltella di qui e di là nell’abito a fiorellini di rito indossato a piedi scalzi; il ragazzotto sbilenco‚ una specie di scimmione‚ che si struscia sul polpaccio dei compagni alla ricerca del piacere sessuale; il “maestro” che tenta‚ con assai poco successo‚ di far riflettere i compagni d’avventura sulla meravigliosa evoluzione della specie umana. Questo è il mondo di Passaggi Passeggi Pasticcini (Il vestito della scimmia) […] . Una cifra giocata sull’alternanza di piccole danze quotidiane‚ di racconti di sé‚ di slittamenti tra fantasie rubate alla propria autobiografia e libere incursioni nelle fonti di ispirazione degli spettacoli‚ che con Rossi funziona grazie a una regia coreografica che affida a un ritmo di montaggio attento il suo senso comunicativo. […] Convincenti e estremamente naturali‚ alla Rossi‚ gli ex allievi della scuola Dimitri‚ non danzatori ma divertiti interpreti che‚ sotto il riso ricordano al pubblico quello che l’uomo dovrebbe essere e spesso non è.

Francesca Pedroni‚ Il manifesto‚ 28 novembre 2004