Alma (2004)

coreografia e interpretazione Giorgio Rossi
costumi Giorgio Rossi
luci Michelangelo Campanale
disegno luci Alessia Massai/Matteo Fantoni
un ringraziamento particolare a Danio Manfredini‚ Lorenzo Cherubini‚
Graziano Migliacci‚ Roberta Vacchetta‚ Beatrice Giannini

produzione sosta palmizi
con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Toscana

Nel 1984 nasceva il mio primo assolo Questo e quell’altro.
Il mio quarto assolo Alma‚ partendo da una poesia di Pablo Neruda‚ tocca sentimenti forti come l’amore‚ la solitudine e la sensazione della morte.
Alma‚ che in castigliano significa “anima”‚ contiene nel suo suono: alba‚ animale‚ arma‚ Karma‚ calma‚ labbra‚ larva‚ rabbia‚ lacrima‚ lamento‚ lontano‚ …

“Io sono il passero che dorme sulla tua anima…”

Il lavoro verte sul contrasto e l’opposto che è in noi‚ e il desiderio di reagire a questa inesorabile condizione.
Sono inoltre presenti altre poesie di Pablo Neruda‚ Cesare Pavese e gli aforismi e le magie di Alda Merini.
Le musiche che accompagnano il lavoro‚ diventano in certi momenti un tutt’uno con la danza e la parola. Gli autori sono: De Andrè‚ King Krimson‚ Death in Vegas‚ John Oswald.

Malgrado nei miei spettacoli l’elemento evocativo sia determinante‚ lo spettatore è sempre spinto a costruirsi un suo percorso‚ riconosce sempre qualcosa che è legato alle proprie esperienze‚ al proprio sentire la vita. Quando mi chiedono che genere di danza faccio‚ la risposta è sempre lunga e termina comunque con l’invito a venire a vedere‚ sentire‚ percepire l’evento nel suo compiersi perché è più vicino all’esperienza di una passeggiata nella natura‚ nell’atto d’amare che alla comprensione di un concetto astratto legato ad un ragionamento mentale. Il teatro poetico del movimento è una definizione che può avvicinarsi a ciò che tento di fare in scena.

Giorgio Rossi

XII.

Per il mio cuore basta il tuo petto
per la tua libertà bastano le mie ali
Dalla mia bocca arriverà fino al cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima

E’ in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle
Scavi l’orizzonte con la tua essenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri nelle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi‚ come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima

Pablo Neruda‚ Poesie erotiche (1933)

XII.

E’ vero‚ amata mia‚ sorella mia‚ è vero!
Come le bestie grigie che nei recinti pascolano‚
e nei recinti si amano‚ come le bestie grigie!

Come le stirpi ebbre che popolarono la terra
uccidendosi e amandosi‚ come le stirpi ebbre!

Come il palpito delle corolle aperte
dividendo la gioia futura della semina‚
come il palpito delle corolle aperte!

Spinto dai disegni della terra
come un’onda nel mare verso di te viene il mio
corpo.
E tu‚ nella tua carne‚ racchiudi
le pupille assetate con cui guarderò quando
questi occhi che ho mi si riempiranno di terra.

Pablo Neruda‚ Poesie d’amore e di vita‚ Ed. Guanda (2003)

Isole

Terra‚ torrenti e alberi cinti dal amre
Le onde spazzano via la sabbia dalla mia isola.
I miei tramonti svaniscono.
I campi e le radure attendono soltanto la pioggia
Granello dopo granello l’amore erode le mie
Alte mura consunte che riparano dalla marea cullate il vento
alla mia isola

Lo scabro granito s’arrampica dove i gabbiani virano e
planano
tristemente planano sulla mia isola.
La mia alba ha un velo nuziale‚ umido e pallido‚
che si dissolve al sole.
La tela d’amore è tessuta: i gatti inseguono‚ i topi corrono
Intrecciate rovi ladri di mani dove le civette conoscono
i miei occhi
Cieli viola
Toccano la mia isola‚
Toccano me.

Ode alla speranza

Crepuscolo marino‚
in mezzo
alla mia vita‚ le onde come uve‚
la solitudine del cielo‚
mi colmi
e mi trabocchi‚
tutto il mare‚
tutto il cielo‚
movimento
e spazio‚
i battaglioni bianchi
della schiuma‚
la terra color arancia‚
la cintura
incendiata
del sole in agonia‚
tanti
doni e doni‚
uccelli
che vanno verso i loro sogni‚
e il mare‚ il mare
aroma
sospeso‚
coro di sale sonoro‚
e nel frattempo‚
noi‚ gli uomini‚
vicini all’acqua‚
che lottiamo
e speriamo‚
vicino al mare‚
speriamo.

Le onde dicono alla costa salda:
«Tutto sarà compiuto».

Pablo Neruda‚ Poesie d’amore e di vita‚ Ed. Guanda (2003)