L’anatra, la morte e il tulipano

L’anatra, la morte
e il tulipano (2014)

una produzione di Franceschini // Droste & Co. (Berlino) e compagnia tardito/rendina (Torino), Associazione Sosta Palmizi
spettacolo di teatro danza, musica e parole per bambini a partire dai 7 anni (ca. 50 minuti)
liberamente tratto da Ente, Tod und Tulpe, libro illustrato di Wolf Erlbruch (Kunstmann Verlag; in Italia: Edizioni E/O)

idea, traduzione, drammaturgia e regia Bruno Franceschini
con Aldo Rendina e Federica Tardito
musicisti Friedrich Edelmann (fagotto) e Rebecca Rust (violoncello)

scenografia e costumi Cristiana Daneo
musiche di W. A.Mozart, L. van Beethoven, G. Bizet, H. Gal, P. Hindemith, K. M. Komma
prima assoluta 5 aprile 2014 alle Fonderie Limone, Torino (Festival Terre comuni)

Menzione speciale ex aequo assegnata dall’Osservatorio Critico del Festival Terre Comuni/Terres Communes-Giocateatro Torino per ” la capacità di affrontare un tema profondo e difficile in modo delicato e poetico. Lo spettacolo fedele al testo originale, intreccia danza, teatro e musica dal vivo, creando un’atmosfera coinvolgente, lieve e capace di attraversare registri diversi. Gli attori.-danzatori interpretano i personaggi con singolare naturalezza e notevole bravura”.
Vincitori del premio Eolo Awards 2015 –  al miglior spettacolo di Teatro Ragazzi e Giovani

Era da un po’ che l’anatra aveva una strana sensazione.
“Chi sei? E perché mi segui tutto il tempo?”
“Finalmente mi hai notato” disse la Morte. “Sono la Morte”.
L’anatra si spaventò. Non si poteva certo darle torto.
“E ora sei venuta a prendermi?”
“Ti sono accanto già da quando sei nata – nel caso…”
” Nel caso?”
“Beh,… nel caso ti capiti qualcosa. Non si sa mai! Un brutto raffreddore, un incidente…”
” E all’incidente ci pensi tu? ”
” A quello ci pensa la vita, come anche al raffreddore, e a tutte le altre cose che possono capitare a voi anatre. Dico solo: volpe!”
L’anatra non voleva nemmeno pensarci. Le venne la pelle d’oca.
La Morte le sorrise in modo amichevole. In fondo era simpatica, se si esclude che era quello che era. Anzi, molto simpatica.
“Andiamo allo stagno?” domandò l’anatra.
Era ciò che la Morte temeva.

Quella dell’incontro fra l’anatra e la morte è una storia dal finale inevitabile, ma inaspettatamente divertente e leggera. In fondo racconta una cosa semplice, e cioè che la morte ci accompagna fin da quando siamo in vita, e che comprenderlo ci aiuta a non averne paura e a sentirci meno soli.
La strana ed inaspettata amicizia fra l’anatra e la morte viene narrata in primo luogo attraverso un linguaggio coreografico, grazie ai corpi e le movenze, ma anche alle voci di Aldo Rendina e Federica Tardito. Un duetto teatrale stralunato, buffo e poetico che sul palco trova la sua ideale corrispondenza musicale nell’inusuale abbinamento fra fagotto e violoncello.

Note di regia

“E ora sei venuta a prendermi?” chiede l’anatra alla morte. La sua risposta è al contempo semplice e illuminante: “Ti sono accanto già da quando sei nata”.

Da questa laconica constatazione parte l’idea dello spettacolo, che prova a immaginare un mondo prima dell’inizio del libro, quando l’anatra vive ancora “senza” la Morte, cioè senza coscienza della sua ineluttabile presenza. Infondo, si tratta di un’esperienza che noi adulti conosciamo bene. Fino ad una certa età il tempo sembra essere una categoria astratta, merce abbondante, superflua, priva di importanza, dilatabile fino all’inverosimile. Poi, d’un tratto, scatta qualcosa, e la percezione che ne abbiamo cambia radicalmente. Il tempo inizia a scorrere, sempre più velocemente, inesorabile, mentre noi dietro arranchiamo, curvi sulla nostra quotidianità, fino a quando non rialziamo la testa e ci accorgiamo che il viaggio sta già per finire. Ecco, vivere accettando la morte può voler dire anche questo: Cercare un tempo, un ritmo più giusto, senza farsi prendere dalla frenesia – a volte ingannevole – della vita.

Lo spettacolo cerca di mettere insieme due visioni drammaturgiche spesso inutilmente contrapposte: Una narrativa e una più squisitamente concertistica. Da un lato quindi la necessità di raccontare una storia, quella dell’Anatra e della Morte, appunto, dall’altro però anche la precisa volontà di non mettere la musica al mero servizio della narrazione, ma di usare lo spazio e il movimento scenico per rendere “visibile”, per capire meglio la musica.

Musica che in questo caso è quella che nasce dall’incontro inusuale fra un fagotto e un violoncello. Un duo fra due voci gravi, buffo e poetico, che riesce a esprimere tutta la varietà e i colori dei sentimenti umani.

Brevi momenti di prosa fanno da contrappunto a un impianto musicale prettamente concertistico. Le partiture, scritte appositamente per fagotto e violoncello da W.A. Mozart, H. Gal, L. Beethoven, G. Bizet, P. Hindemith e K.M. Komma, vengono eseguite dal vivo dai virtuosi Friedrich Edelmann e Rebecca Rust. Il compito di fare da collante fra questi due mondi è affidato alla danza e al movimento scenico, e nella fattispecie al brillante duo torinese formato da Federica Tardito e Aldo Rendina.
video promo